Likemimagazine meets | Kraser

Kraser

In occasione dell’evento di lancio italiano di Neubau Eyewear a Milano abbiamo avuto il piacere di conoscere e fare quattro chiacchiere con Kraser, artista e graphic designer spagnolo trapiantato in Italia, uno degli esponenti più atipici ed interessanti del panorama della street art europea.

Ed eccoci al terzo appuntamento dedicato al mondo di Neubau Eyewear qui su Likemimagazine. Questa volta parliamo di Kraser, artista spagnolo che ama Milano e che si contraddistingue per uno stile molto personale. Mixa temi della lowbrow art, old master e surrealismo e realizza opere che amalgamano ironia e concept onirici.

Kraser

Originario di Cartagena, ora vive e opera a Milano. Perché proprio l’Italia e il capoluogo lombardo?
L’Italia per me è sempre stato un paese molto interessante, ha una grande cultura ed è patria di molti grandi artisti. Ho avuto la possibilità di venirci in qualche occasione e mi è sembrata subito molto familiare. Ho provato lo stesso sentimento in altri paesi del Mediterraneo ma mai nessuno mi aveva fatto sentire a casa come l’Italia. Ho iniziato a frequentare Milano e a conoscere artisti dei quali apprezzavo il lavoro e che, con il passare del tempo, si sono convertiti in grandi amici.

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Spesso le città influenzano il lavoro di un artista in maniera determinante. In che modo si può vederlo nelle sue opere, se è così?
Anche nel mio caso è così, anche se più che la città vengo influenzato dal cambio di vita.
Quando sono arrivato dipingevo “Dom’s”, graffiti sperimentali astratti. A quel tempo facevo esclusivamente lettering anche se ero intenzionato a dare una svolta al mio lavoro, spinto dalla necessità di raccontare delle cose. Alla fine la mia produzione è cambiata: da lettering a figurativo.

In molte capitali europee quartieri che erano prima periferici ed industriali si stanno trasformando nei centri creativi e culturali delle città. La stessa Milano è una di queste. In quali sente questa atmosfera più vibrante e quali l’hanno ispirata?
Tutto mi ispira. Sicuramente sono attratto dalle zone periferiche, magari quelle vicino ai Navigli, lì riesco a fermarmi ad osservare lontano dal caos del centro. Per adesso non sono ancora così bravo a ricordare i nomi dei quartieri, mi limito a cogliere quello che passa sul mio cammino.

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La street art è una delle espressioni più evidenti di questi nuovi quartieri creativi. In che modo le sue opere interagiscono ed entrano in contatto con la città?
Quando lavori in uno studio ci sei tu, la musica, l’opera e tutto il tempo a tua disposizione. Al contrario in strada sei esposto al giudizio del pubblico, il tempo è limitato al momento di luce e varia a seconda delle condizioni climatiche. La realizzazione di un murales è un’esperienza nuova per l’artista tanto quanto per la gente che partecipa alla realizzazione di esso poichè si sentirà sempre parte di quel pezzo di muro.

In questi giorni la sua personale “Blue Habitat” è a Killer Kiccen, dove ha anche partecipato all’evento di lancio di Neubau Eyewear. Pensa che le collaborazioni fra brand e artisti possano essere una strada genuina per promuovere arte e creatività?
Penso che ogni tipo di collaborazione sia profiqua. Il generarsi di nuove idee e concetti innotivativi molto spesso si trasforma in qualcosa di unico.  E’ successo anche a me con Neubau Eyewear e Killer Kiccen! Se non fosse per questa collaborazione, forse non avrei mai prodotto l’installazione del frigorifero per cui oggi mi sento molto orgoglioso.

C’è un luogo in cui vorrebbe provare a vivere e disegnare, in cui non è ancora stato?
New York anche se, trovandomi così bene qui, non so se mi piacerebbe viverci. Preferirei lavorarci per lunghi periodi. Ho dipinto ed esposto in molte città come Pechino, Atene, Miami, Berlino, molte in Italia e ovviamente nella mia patria, la Spagna. Ad oggi, vorrei che la mia base fosse Milano, però chi lo sa, sarà il tempo a decidere la mia destinazione.

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Da dove le arrivano le ispirazioni per i soggetti delle sue opere? Come avviene la fase di studio?
Mi ispirano molte cose,  ritengo di essere un grande osservatore della vita. Ci sono volte in cui sto con amici e mi sento dire “che succede, come mai non dici nulla?“. In realtà mi ero estraniato ed ero intento per esempio ad analizzare le luci e le ombre intorno a me. Mi ispira tutto ciò che incrocio sul mio cammino, dall’arte, l’architettura fino alle cose semplici della vita. Normalmente genero l’idea dopo aver visualizzato nella mia testa l’insieme di quello che voglio esprimere. Il passo successivo è svilupparla su tela o parete aggiungendo o togliendo elementi a seconda dell’ispirazione del momento, il che dà un valore aggiunto all’opera. Per questo motivo dedico molte ore a pensare durante lo sviluppo dell’opera.

Esiste un modo per “allenare” la creatività?
Immagino di si. Penso sia questione di tempo ed impegno insieme ad una buona dose di curiosità e alla voglia di evolversi. Conosco qualche caso in cui l’artista ha l’impeccabile capacità di plasmare una fotografia su tela senza però essere capace di generare qualcosa di suo. L’evoluzione per un artista sta alla base di tutto.

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