Likemimagazine meets | Bar Basso

Bar Basso

Il Bar Basso di Milano è uno dei locali più famosi e iconici della storia dei Coktail Bar. Abbiamo incontrato il proprietario, Maurizio Stocchetto, con cui abbiamo fatto una lunghissima chiaccherata.

Ed eccoci con Maurizio Stocchetto, proprietario dello storico Bar Basso, nato a Cortina d’Ampezzo nel 1960 ma milanese d’adozione. Il padre Mirko è un vero pezzo di storia e noi ci siamo fatti raccontare tutto, ma proprio tutto, di come è nato questo posto iconico, nel 1967.

Com’è nato il Bar Basso?
Il Bar Basso è stato fondanto nel 1933 dal Sig. Giuseppe Basso, a Milano in Porta Vigentina. Nel 1945 è stato chiuso e nel 1947 ha riaperto i battenti. A fianco al Bar Basso c’era la fabbrica delle biciclette Bianchi, quindi gli operai e coloro che ci lavoravano si servivano al bar quotidianamente. Durante gi anni ’50 il bar iniziava ad avere un fermento che sanciva la rinascita dopo la guerra. Uscirono in quel periodo i primi televisori e il Bar Basso aveva acquistato una tv per permettere a tutti di poterla vedere in compagnia. Il sig. Basso ebbe allora la lungimiranza di capire che i cocktail iniziavano ad essere considerati e apprezzati e così decise di iniziare a puntare proprio su questo prodotto. Alla fine degli anni ’60, a causa dell’età avanzata, decise di metterlo in vendita. Un fornitore di Champagne, che probabilmente era stato un co-fondatore, Attilio Orlandi, è stato poi il tramite fra mio padre e il Bar Basso. Ma ci arriveremo dopo!

Bar Basso

Chi era suo padre?
Mio padre Mirko è nato nel 1931 a Venezia e ha iniziato a lavotrare giovanissimo, come asisstente ad un pittore a cui faceva da aiutante per trasportare i materiali artistici.
Ogni giorno questo pittore andava a pranzo in un ristorante chiamato La Colomba, nel centro della città, e in breve tempo i camerieri gli chiesero di aiutarli ad apparecchiare i tavoli.
Questo è stato l’inizio della sua esperienza nel settore della ristoranzione.
L’anno successivo  si è spostato all’Hotel Monaco dove ha iniziato la sua esperienza da apprendista. L’Hotel si trovata (e si trova tutto’ora!) proprio davanti all’Harry’s Bar e mio padre fece amicizia con uno dei barman, Renato Hausammann, il quale, una volta finita la guerra nel ’46, gli propose di seguirlo in un hotel a Cortina d’Ampezzo per perndere la gestione del bar: l’Hotel Posta . Aveva 16 anni e li è iniziata davvero la sua carriera.

In breve tempo l’hotel diventò un vero e proprio punto di riferimento dell’epoca. Lo frequentavano molti americani, che avevano uno stile di vita altissimo e denaro da spendere, oltre che le famiglie più ricche e facoltose d’Italia. Tutti apprezzavano molto i cocktail che quindi diventarono in breve tempo molto diffusi nelle località italiane più esclusive.
Nel 1967 mio padre abbandonò Cortina, che era in pieno fermento culturale, grazie anche a presenze illustri e famiglie ricchissime.

Bar Basso

Tappa successiva: Milano. Questa scelta fu il frutto di una proposta fatta da Attilio Orlandi, il fornitore di Champagne già citato prima. Gli propose proprio il Bar Basso di Milano, che stava ormai chiudendo.
Nacque così questo piccolo bar di strada in una nuova location (quella attuale), nel 1967, in una Milano ancora molto legata agli anni’50, che pian piano iniziava a spingersi verso il boom industriale ed economico.
Mio padre fu il primo barman di albergo ad aprire un proprio cocktail bar. A Milano i cocktail non erano diffusi, essendo una città dove si lavorava molto e che escludeva la possibilità di passare del tempo al bar. Si potevano trovare solamente nei grandi alberghi della città.
A pochi passi dal Bar Basso c’era la sede della Rinascente (incubatore anche di un giovanissimo Giorgio Armani) e tutti i buyer iniziarono a frequentare il bar sempre più assiduamente.

I milanesi erano abituati a bere vino, Bitter Campari e poco altro. L’obiettivo era quindi quello di farli innamorare dei cocktail pian piano, proponendoli timidamente ma in modo deciso. Mio padre Mirko riuscì in questa impresa e in breve tempo fece innamorare i milanesi dei suoi cocktail.

Sucessivamente iniziò a sviluppare una collezione di bicchieri adatti ai cocktail perchè non essendo così diffusi non si trovavano nemmeno gli strumenti giusti per poterli preparare.
Nel 1968 le donne iniziarono a frequentare i bar anche da sole, senza necessariamente la presenza maschile. Si presentò quindi l’esigenza di studiare varianti che avessero una gradazione alcolica più bassa.
Iniziarono così a diffondersi i cocktail a base di spumante, caratterizzati da un gusto amabile e leggero, ideale anche per la clientela femminile.

Bar Basso

Questa è la patria del Negroni Sbagliato! E’ qui che è nato questo iconico coktail. Ci racconti come.
Il Prosecco non arrivava fino a Milano, dove infatti si poteva trovare solo lo Champagne. In alternativa c’erano lo Spumante o il Moscato. Il Negroni Sbagliato è nato intorno agli anni ’70 e non è in realtà frutto solo di un errore. Nasce infatti dalla volontà di fare un cocktail più leggero. Ma la cosa più geniale di questo cocktail è il nome: spiritoso, riconoscibile e fantasioso. Quando è nato lo sbagliato mio padre era all’apice della sua carriera.

I bicchieri del Bar Basso da dove arrivano?
Mio padre, essendo di Venezia, pensò che non essendoci in commercio i bicchieri adatti ai suoi cocktail, decise di farseli da solo. Un amico di famiglia (allora proprietario di una fabbrica che si occupava di materiale farmaceutico) lo aiutò in questa impresa.
I bicchieri venivano testati e poi scelti. A quel punto si iniziavano a produrre, sempre e comunque artigianalmente.
Questi bicchieri li usiamo tutt’ora!!!
Fra la fine degli anni ’80 e l’inizio anni ’90, Milano ha iniziato ad attirare moltissimi designer provenienti da tutto il mondo.
Tutti frequentavano il Bar Basso, e negli anni ’90 per la prima volta tutte le grandi aziende di design hanno iniziato a volere bicchieri da cocktail nelle loro collezioni. Tutti questi designer arrivarono quindi da me e achiedere specifiche e consigli per realizzarli. Mi sentivo onorato e divertito da questa richiesta. Posso dire che ho influenzato sicuramente varie collezioni di bicchieri!

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Che tipo di clientela avete oggi?
Noi siamo qui da quasi 50 anni. Io ho coimnciato a lavorare al Bar Basso nel 1976 durante gli studi e nel 1984 a tempo pieno.
Oggi la clientela è molto varia. Si possono vedere operai a fianco a grandi designer, e a noi questa cosa piace ed entusiasma.
Adoriamo questo mix che ci stimola a dare sempre di più l’idea che questo è un bar aperto a tutti. Amiamo il nostro quartiere e ci fa piacere che gli abitanti apprezzino il nostro lavoro.

Facciamo spesso anche feste private per marchi di moda internazionali e partecipiamo da anni attivamente alla Design Week, come punto di riferimento per il Fuorisalone.

Bar Basso

Cosa cambierebbe del Bar Basso e cosa invece è intoccabile?
Vorrei cambiare diverse cose ma non le cambio perchè credo che questo posto perderebbe la sua identità e la sua storia. Abbiamo due sale, una di queste viene chiamata da noi, in gergo, “rustica”. A me non piace moltissimo! Ma fa parte della storia questo posto…lo stile va quindi mantenuto. Il bar è il frutto di una tsratificazione che negli anni ha creato l’atmosfera che si respira qui.
La boiserie è quella originale degli anni ’50!
La nostra clientela è molto sentimentale. Quidni ogni volta che i clienti storici entrano qui riconoscono tutto….e ne sono felici perchè si sentono accolti in un posto per loro familiare.
Non cambierei invece mai e poi mai i nostri srtumenti di lavoro a cui siamo abituati e che sono in parte il segreto del nostro successo!
Abbiamo una forte identità, siamo unici e questo per noi è molto importante.

Bar Basso

Quale sarà il futuro bel Bar Basso?
Da 50 anni facciamo il nostro lavoro con passione e continueremo a farlo. Abbiamo da poco una novità che è la cucina, aperta a fianco, che ci permette di ampliare l’offerta, proponendo un menù con piatti selezionati.
Ci teniamo a rimanere fedeli al concetto di cocktail bar ma abbiamo pensato che offrire qualcosa in più potessere essere interessante e apprezzato dai nostri clienti.
Non vogliamo proporre il classico happy hour, che non è nella filosofia del Bar Basso. Ma una cucina differente, con pochi piatti studiati ah hoc. Porzioni non troppo abbondanti proprio perchè non siamo un ristorante.
Questa novità ci ha permesso anche di ampliare l’offerta del catering e la possibilità di organizzare party con anche quindi una parte food.

Queso posto è la mia vita e quando mi capita di venire al lavoro con un umore pessimo….in poco tempo mi passa! Stare a contatto con la gente è terapeutico.
Ci sono pochi posti a Milano dove un cliente può parlare con il proprietario. Questo è uno di quelli.

Bar Basso

Queso posto è la mia vita e quando mi capita di venire al lavoro con un umore pessimo….in poco tempo mi passa! Stare a contatto con la gente è terapeutico.
Ci sono pochi posti a Milano dove un cliente può parlare con il proprietario. Questo è uno di quelli.

E qui finisce la nostra chiaccherata con Maurizio. Il tempo è volato, siamo seduti ad un tavolino da quasi tre ore ma sembrano passati pochi minuti. Le belle storie affascinano e lasciano sempre qualcosa in più. Non ci stancheremmo mai di ascoltarle.
Maurizio ci fa un regalo: ha deciso di aprirci le porte della nuova cucina. Non l’ha ancora vista nessuno, men che meno fotografata.
E ci portiamo via felici questo regalo, apprezzatissimo.

Ah! Se ve lo state chiedendo…ovviamente ci siamo fatti preparare uno Sbagliato da Maurizio. Potevamo mai perdere questa occasione? Che dire, se non l’avete mai provato dovete assolutamente rimediare. Fidatevi di noi, ne vale davvero la pena.

Photo Credit: Likemimagazine.
Le foto sono protette da copyright. E’ vietato l’uso e qualsiasi tipo di riproduzione.

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2 thoughts on “Likemimagazine meets | Bar Basso

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