Antonio Curia | una passione chiamata arte

antonio curia

Quella con Antonio non è stata una semplice intervista, ma uno scambio di storie, un racconto fatto di emozioni, di piccoli tasselli che man mano si univano e davano vita ad una persona, un artista.

Il viaggio parte dalla Puglia, 35 anni fa, con schizzi copiati dal Topolino che difficilmente avrebbero rivelato quale sarebbe stato il futuro. Milano, città di adozione, diventa teatro del vero e proprio inizio. Poi il Brasile, terra lontana che elogia il Made in Italy e vive quel sogno di sviluppo economico con entusiasmi estremi. Luogo di grande energia ma talvolta ostacolo all’arte, vissuta come bell’oggetto ma non compresa dai più.
Antonio sottolinea più volte l’idea di voler imprimere sulla tela le sue emozioni, il suo vissuto e tutto ciò che sente dentro, nella pancia e nel cuore. Colore, materia, schizzi e linee diventano così opere che pian piano si affermano sia in Europa che oltre oceano.

Passiamo molti minuti a guardare foto sul cellulare di lavori più o meno recenti. Ed è affascinante vedere come un giovane artista mostri le sue opere con un entusiasmo e una gioia tipiche solo di chi ama davvero ciò che fa, di chi ha costruito una vita intorno alla sua passione, di chi ha avuto l’enorme privilegio di fare della sua vocazione un lavoro. La strada è lunga, difficile e piena di ostacoli, ma chi la percorre con il cuore ha ottime possibilità di vivere un viaggio bellissimo. Un viaggio chiamato vita, arricchito da piccole e grandi soddisfazioni che solo le grandi passioni generano.

Pugliese di nascita, brasiliano di adozione. Come hai vissuto questo cambiamento?

Più invecchio e più mi ritengo un buon vino pugliese, come un Negramaro o un Primitivo. Sono una persona del sud, nonostante abbia vissuto 17 anni a Milano. Le tradizioni e i valori che mi ha trasmesso la mia terra mi rimarranno dentro per sempre. Lavorativamente parlando invece ho assorbito molto la mentalità milanese e quella razionalità tipica del nord. Il Brasile in qualche modo mi ricorda la Puglia, le persone sono più calme, tranquille, a differenza del nord Italia in cui tutti corrono.
La mia arte è una trasposizione dal pensiero alla tela di quelle che sono le mie emozioni e il mio modo di vivere. Tutto ciò è molto evidente se si guarda la produzione italiana, caratterizzata da tantissime opere, e la mia produzione brasiliana, che comprende meno opere. I ritmi influenzano tutto.

Quando hai iniziato a dipingere?

Ho iniziato otto anni fa. Parlando recentemente con mia mamma mi ha confessato che anche da piccolissimo avevo sempre una matita in mano, in particolar modo copiavo i disegni di Topolino. Con mio grande stupore ho visto per la prima volta questi piccoli schizzi, ricordo d’infanzia e origine di tutto per me.
Otto anni fa vivevo a Brasilia ed ho iniziato a fare paesaggi. Abitavo in una casa molto bella in riva ad un lago e dipingevo ad olio il panorama mozzafiato. Dopodiché sono stato fermo per tre anni, ma dopo essere tornato in Italia, ed essermi stabilito a Milano, ho frequentato una persona che mi ha dato molti input artistici. Lei mi ha fatto riscoprire tutto. Da allora non mi sono più fermato.
Per me dipingere è come se fosse una terapia.

Tre aggettivi che ti definiscono.

Sognatore, impulsivo e ambizioso.

Tre cose di cui non potresti mai fare a meno.

Dipendere da qualcosa è un po’ contro il mio modo di pensare. Ma se devo pensare concretamente a questa domanda il primo oggetto è senza dubbio il cellulare, strumento di connessione con il mondo che mi permette di comunicare sempre e ovunque.
Non potrei rinunciare poi al cibo italiano. In Brasile soffro tantissimo per questo motivo: mi mancano gli ingredienti e tutte quelle piccole cose che fanno di noi i numeri uno al mondo nella cucina.
Ultima cosa una penna stilografica, lo strumento che mi consente di mettere nero su bianco le mie intenzioni, le mie emozioni.

Un colore.

L’azzurro.

Un cibo.

Domanda difficilissima! Ce ne sono molti ma al numero uno ci metto la pasta. In Brasile non viene mai come qui in Italia, colpa dell’acqua! Adoro i piatti semplici. Fare una buona pasta con i pomodorini freschi è il massimo, non c’è altro piatto che la possa superare.

Un luogo.

Ho un luogo che è un’isola di relax. Sono nato e cresciuto nella masseria dei mie nonni, in Puglia. Quando torno lì, adoro passare il mio tempo vivendo quelle emozioni che vivevo quando ero piccolo, in mezzo alla natura.

Se non fossi un pittore cosa saresti?

Io sono laureato in legge e ho lavorato nel mercato finanziario moltissimo tempo ma mi piacerebbe vivere in spiaggia. Se rinasco spero di ritrovarmi in un’isola deserta a fare il pescatore…di emozioni.

Un sogno nel cassetto.

Poter trasformare la mia arte in un “art show”. Ad esempio, durante un concerto di musica classica, prendere una tela gigante e dipingerla. Quella sarebbe indubbiamente una performance live che mi riempirebbe di emozioni.

Come sarà Antonio tra dieci anni?

Sarò spero più maturo, un sognatore in giro per il mondo. Non so dove ma sicuramente sarò una persona con qualcosa da raccontare.

E qui termina la nostra chiaccherata con Antonio. Ci lasciamo con un abbraccio e la speranza di avere ancora la possibilità di condividere storie, magari davanti ad un’opera esposta in un qualche museo in giro per il mondo.

Per conoscere meglio Antonio e le sue opere questi sono i contatti e i prossimi appuntamenti:

Saatchi Gallery – Londra: www.saatchiart.com/antoux
Facebook official Page: Antônio Cúria Artist
Instagram: anto1979curia

Novembre 2014 – Artissima a Torino
2015 – Esposizione personale a São Paulo Brasile – Pressão Centro Cultural

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