Grand Budapest Hotel | l’atteso ritorno di Wes Anderson

Grand Budapest Hotel

Dopo le beghe familiari de I Tenenbaum, lo sgangherato viaggio in India de Il treno per il Darjeeling e la fuga d’amore di Moonrise Kingdom, torna Wes Anderson, il genio dell’estetica.

Uscito giovedì 10 aprile, è in questi giorni nelle sale Grand Budapest Hotel, ultima fatica del regista statunitense che ci ha fatto innamorare del suo sottilissimo sense of humor e delle sue commedie sempre velate da una commovente amarezza.
A rendere magici e quanto mai poetici i film di Wes Anderson, sono innanzitutto i colori e le colonne sonore, ma anche e soprattutto i personaggi decisamente sui generis.
La storia di Grand Budapest Hotel si svolge quasi interamente nel 1932, anno in cui un garzoncello di nome Zero Moustafa, diviene il braccio destro del concierge dell’hotel, Monsieur Gustave, uomo con una grande passione: tutte le clienti anziane che frequentano il suo albergo. Alla morte di una di loro, Gustave riceve in eridità un famoso quadro, ma la famiglia della donna non è d’accordo e cercherà in ogni modo di tornare in possesso del dipinto. Da qui inizia la fuga di Gustave e Zero da personaggi ben poco raccomandabili.

Un film in cui non mancano le risate, ma anche alcuni momenti in cui lo spettatore rimane con il fiato sospeso. Il cast stellare (da uno straordinario Ralph Fiennes a un diabolico Adrian Brody, passando per una irriconoscibile Tilda Swinton e uno spietato Willem Dafoe) si muove magistralmente all’interno delle inquadrature geometriche care al regista, che si susseguono al suono di musiche tipicamente anni ’30.
Anche in quest’opera Anderson ci mostra ttutto il suo amore per l’estetica: colori vintage, costumi curati nei dettagli e una scenografia dove nulla è lasciato al caso, tutto volto a ricreare le atmosfere fiabesche cui il regista ci ha abituato nei suoi precedenti lavori.
E come cantano I Cani:
Vorrei vivere in un film di Wes Anderson: inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks. Vorrei l’amore dei film di Wes Anderson, tutto tenerezza e finali agrodolci.

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